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ACHILLE PELLEGRINI  la forza dell'arte
Una serata calda d’Estate, il canto delle cicale, il silenzio, un gruppo di amici e il filo della memoria attraverso il racconto ci riporta al 1950, una data così lontana nel tempo ma che segna l’inizio di un sogno, quello di un ragazzo partito dal nostro piccolo paese per diventare musicista nel mondo.
Nonostante i successi la prima cosa che viene in mente ad Achille Pellegrini, quando gli viene chiesto di raccontare della sua carriera, è l’esordio. A 6 anni, infatti, la fisarmonica era diventata già la sua compagna di vita, la ricchezza più grande che possedeva.
Nei suoi occhi si legge ancora l’amore per questo strumento e sembra di vederlo davanti a noi quel bambino che fa la sua prima apparizione pubblica, suonando al veglione di Elice nel teatro annesso al Castello, che oggi è andato perduto.
Il successo di Achille Pellegrini probabilmente è stato sancito proprio dal fatto di non aver perso quell’umiltà, quella spontaneità e bellezza che solo un bambino quando si avvicina allo strumento è in grado di regalare al pubblico.
A ciò, però, crescendo, ha unito una preparazione tecnica, frequentando il liceo musicale di Pescara sotto la guida del maestro Scassa. Leggiamo tra le righe del suo racconto quale importanza abbiano i maestri per i loro allievi ed Achille Pellegrini li ricorda tutti con grande affetto.
Poi, con un filo di commozione, ci racconta di come sia arrivata la grande occasione della sua vita: dopo aver vinto il suo primo premio al teatro Massimo, il microfono d’argento, Achille Pellegrini ebbe la possibilità di suonare la fisarmonica al concerto di Yves Montand, famoso cantante francese che cercava un fisarmonicista sostitutivo per il suo spettacolo al teatro Massimo.
La bravura di Pellegrini colpisce il cantante francese, che gli chiede di andarlo a trovare in Francia. L’anno seguente il ragazzo prende lo zaino in spalla e parte. Questo ci deve insegnare che nella vita la passione e il coraggio sono i fili conduttori per il successo, che spesso i sogni devono essere difesi e inseguiti. Di qui il racconto di Achille Pellegrini assume due facce diverse della stessa medaglia, è il racconto di un uomo e contemporaneamente quello di un musicista professionista che colleziona successi e fa carriera. Da una parte trasmette su molte radio francesi, come Radio Francia e Radio Lussemburgo e suona in diverse parti del mondo (Giappone, Scozia, Berlino, a Madrid in Eurovisione e a Israele); dall’altro, però, non nasconde quali siano state le sue difficoltà, senza vergognarsene. Ci ha raccontato, ad esempio, delle difficoltà economiche che lo costringevano a vivere in una casa fredda e priva di ogni comfort e di come, per un periodo, non riuscendo a comprarsi un proprio strumento, è stato costretto ad affittarlo.
Questo racconto mi ha commosso e ho ritenuto doveroso riportarlo in questo spazio perché conferisce un valore assoluto ad Achille Pellegrini, lo rende un modello per molti giovani di oggi, che spesso alla prima difficoltà preferiscono arrendersi invece che insistere. Soprattutto la musica, però, ci insegna anche questo: che solo i grandi sacrifici portano alle soddisfazioni.

La parte più importante della sua carriera è quella che si svolge nel Moulin Rouge. Anche lì egli inizia con la gavetta e suona solamente negli intervalli tra uno spettacolo e l’altro. Pian piano tuttavia la sua bravura viene notata. Colpisce anche la straordinaria maturità con cui Achille Pellegrini si è rapportato alla musica, egli ha saputo capire le esigenze del suo pubblico e ha adattato il genere jazz alla fisarmonica, creando qualcosa di innovativo. Questo gli ha permesso di diventare direttore artistico del Moulin Rouge.
Sotto la guida di Achille Pellegrini lo spettacolo del Moulin Rouge viene portato in giro per il mondo. Arriva anche in Italia e in Abruzzo per celebrare il passaggio del Pescara in serie A su richiesta di Armando Caldora ed Ermanno Ricci. Il successo però non ha fatto dimenticare ad Achille Pellegrini del suo paese d’origine e così, in quell’occasione, egli porta lo spettacolo anche ad Elice, un’evento indimenticabile e un regalo immenso per un piccolo paese che ricorre ancora nella mente di chi ci vive. Certo una carriera straordinaria come quella di Achille Pellegrini non si può racchiudere in questa pagina: egli ha conosciuto artisti sensazionali come Francis Scott Fitzgerald e Frank Sinatra; ha avuto diverse case discografiche come la Sonopress con cui ha prodotto circa 35 dischi; è stato un artista versatile e ha anche recitato in un film (“Il Selvaggio”). Ciò che stupisce però è che dopo tutti questi successi egli continui a raccontare la sua carriera con estrema umiltà, sembra quasi non rendersi conto della magia che ha realizzato: è partito da un piccolo paese ed è diventato un’artista del mondo.
Oggi questo appare sensazionale ma lo è ancor più se pensiamo che Achille Pellegrini ha realizzato tutto questo in tempi in cui c’era molto sospetto nei confronti di chi voleva praticare il mestiere di musicista. Egli ha saputo combattere i pregiudizi del suo tempo, ha saputo superarlo pur vivendo in esso. È un messaggio importante quello che manda soprattutto ai giovani che vivono un periodo molto simile al suo, in cui si crede che solo chi appartiene a certi settori può sperare di realizzare i propri sogni.

Achille Pellegrini ci dimostra che ciò non è vero, che le chiavi del successo sono certamente la costanza, l’impegno, la preparazione e la bravura ma ancor più l’amore e il coraggio, che forse la sua terra che non ha mai dimenticato, l’Abruzzo forte e gentile, ha saputo dargli più di qualsiasi altro posto al mondo. (a.l.)


GISBERTO BURTINI un esempio di amore e dedizione per la musica
Nessun progetto può avere successo senza l’amore e la passione di chi ne fa parte, senza la scrupolosità e l’attenzione di chi lo guida con cura. Queste sono le prime qualità che tornano alla mente di chi ricorda Gisberto Burtini e di chi con lui ha sancito il successo della banda di Elice, condividendo non solo diverse esperienze musicali, ma anche momenti di vita divertenti e spensierati.
Gisberto Burtini è un’altra pagina della storia elicese, un ricordo indelebile che solca la memoria di tutti i cittadini di Elice quando per le vie si librano le note degli strumenti della banda di paese. Nato nel 1928, Gisberto ha vissuto la maggior parte della sua vita proprio ad Elice, dove ha gestito un’attività artigianale ed è stato collaboratore scolastico presso la scuola Media del paese.
Proprio per questo è scolpito nella mente dei ragazzi di allora, che oggi, divenuti adulti, anche a distanza di diversi anni ne parlano con affetto. Di lui ricordano soprattutto l’amore e la passione per il suo strumento, il clarinetto. Raccontano che nelle pause dal lavoro si esercitava instancabilmente e si prendeva cura del suo strumento. La musica per Gisberto non è stata mai una vera professione, ma forse il suo impegno e la sua dedizione sono state ancora maggiori proprio perché l’unica bussola che lo guidava verso il suo strumento era l’amore. Gisberto Burtini ha iniziato lo studio del clarinetto negli anni ’40-’50 sotto la guida del maestro Vermondo Carusi, che aveva una scuola di musica in un paese vicino Elice, Piccianello.
Questo insegnante, che è stato anche il protagonista della ricostituzione della banda di Elice negli anni ’70, è stato la guida di tutti i ragazzi del paese che in quegli anni si sono avvicinati alla musica. Con Gisberto, oltre al fratello che suonava la tromba, hanno studiato molti altri giovani che poi hanno intrapreso la carriera musicale come Franco Di Giovanni che è stato clarinettista nella Gloriosa Banda dei Carabinieri.
Dopo questi primi studi Gisberto ha continuato ad affinare le sue capacità musicali da autodidatta attraverso la sua collaborazione e presenza costante nella banda di Elice. Questa incessante volontà di migliorarsi e il bisogno costante di studio ed esercitazione fanno di Gisberto Burtini un esempio unico di dedizione e di professionalità, non solo per i musicisti che hanno suonato con lui, ma anche per i ragazzi che oggi si avvicinano ad uno strumento e iniziano a muovere i primi passi nella banda di Elice. È per tale motivo che questo ricordo è fondamentale: Gisberto continua ancora oggi con il suo esempio a trasmettere ai ragazzi coraggio, fermezza e abnegazione e lo fa proprio perché nella sua vita ha coltivato la forma più pura di amore per la musica. Nonostante non abbia ottenuto titoli accademici e non abbia svolto la professione di musicista, oggi ottiene la migliore delle ricompense, ovvero l’essere ricordato come un uomo onesto, preciso, attento e un musicista professionale e preparato.
Gisberto Burtini, insieme a chi ha collaborato con lui, ci ha lasciato un dono importantissimo per il nostro paese: la banda musicale. È stato, infatti, uno dei fautori del rinnovamento del complesso bandistico elicese avvenuto negli anni ’70.
Sono molti i ricordi che affollano la mente di coloro che hanno compiuto con lui questa missione. Attraverso i loro racconti la figura di Gisberto si delinea in tutti i suoi aspetti. La prima caratteristica che risulta evidente è la sua precisione. In qualità di capobanda, egli si occupava dei contatti con i comitati della varie feste in cui il complesso bandistico era invitato a partecipare e registrava con scrupolo ogni dato importante per il gruppo. Si preoccupava, inoltre, di preparare le formazioni e le disposizioni della banda per i vari eventi.
Molti ricordano anche che egli brevettò l’uso di luci neon per illuminare le parti musicali della banda durante le esibizioni notturne. Questa estrema precisione era mista all’ amore, alla passione, alla dedizione, alla voglia di far del bene al proprio paese. Ci teneva che i cittadini di Elice fossero avvertiti degli eventi che coinvolgevano la banda di paese e così spesso si recava ad avvertire personalmente le famiglie. Questo è solo un piccolo dato che però dice molto di quanto Gisberto percepisse la missione che stava compiendo.
Far parte di una banda, però, significa anche avere una seconda famiglia e ciò implica che si condividano anche momenti di spensieratezza e divertimento. Questo Gisberto lo sapeva bene e, come raccontano i suoi compagni di viaggio, spesso anche lui partecipava a queste occasioni ed è per questo motivo che viene ricordato con un sorriso in più sul viso di coloro che lo hanno conosciuto. Queste righe non pretendono di tratteggiare in maniera esaustiva tutti i tratti caratteristici di un uomo ricco di valori e pieno d’amore per l’arte com’è stato Gisberto Burtini, ma è un ricordo che i suoi compagni di banda gli hanno voluto dedicare mettendo insieme tutte le emozioni e le avventure vissute insieme.
L’esempio di Gisberto ci dimostra che l’amore e la dedizione per ciò che si fa sono le uniche stelle polari per vivere coltivando le proprie passioni e rimanere indelebili nella memoria di chi ci è stato accanto.
Oggi guardando gli occhi dei ragazzi della banda di Elice, non si può fare a meno di scorgere in ognuno di essi un po’ degli occhi innamorati della musica di Gisberto. (a.l.)

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